Arcivescovo di Canterbury: su raid aerei in Siria, “guerra non sarà sufficiente”

I “criteri” della “guerra giusta” sono “necessari ma non sono di per sé sufficienti in azioni di questo tipo in cui possiamo finire per fare la cosa giusta in un modo così sbagliato che diventa la cosa sbagliata”. Posizione più morbida e non interventista quella dell’arcivescovo anglicano Justin Welby, che ieri è intervenuto con questo discorso al dibattito parlamentare alla Camera dei Comuni che ha poi dato via libera alla partecipazione della Gran Bretagna ai raid aerei in Siria contro le postazioni dell’Isis. L’arcivescovo Welby ha messo in guardia i parlamentari sul fatto che “la nostra azione compiuta con i bombardamenti gioca nella aspettativa dell’Isis e degli altri gruppi jihadisti nella regione, che scaturisce proprio dalla loro teologia apocalittica”. Ed ha spiegato: “Se agiamo solo contro l’Isis, a livello globale, e solo nel modo proposto finora, rafforzeremo la loro determinazione, aumenteremo la loro forza di reclutamento e incoraggeremo i loro simpatizzanti. Senza un approccio molto più completo, noi confermiamo la loro convinzione terribile che quello che stanno facendo è la volontà di Dio”. Per questo, secondo l’arcivescovo Welby, per sconfiggere l’Isis è “essenziale” sconfiggere la sua “falsa narrativa”. Molto, dunque, si deve lavorare per sovvertire le affermazioni teologiche ed ideologiche degli estremisti e questo lavoro deve necessariamente includere Arabia Saudita e Qatar, Paesi in cui “la promozione di una particolare branca di teologia islamica ha fornito una fonte da cui l’Isis ha preso una falsa legittimazione”. Nel suo discorso alla Camera dei Comuni, Welby ha poi sollecitato l’Inghilterra ad una “maggiore generosità in fatto di ospitalità ai rifugiati” che va accompagnata  con una strategia volta a ridurre “la necessità per alcuni a cercare rifugio” e a permettere ad altri “di tornare a casa”.

Prima di diventare il leader spirituale della Comunione anglicana, negli anni passati in Nigeria, Justin Welby ha mostrato indubbie capacità pastorali, soprattutto nell’affrontare situazioni conflittuali, nel proporsi come uomo del dialogo e della riconciliazione. Alla luce della esperienza vissuta sul campo, ieri l’arcivescovo ha chiesto ai parlamentari di valutare anche come agire nella “creazione della pace dopo i conflitti e la costruzione della nazione”.

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